Cari Alunni della II Ek,
vogliamo provare a liberare qualche pensiero sulle letture estive? Così, senza un andamento predefinito, richiamando un tema del libro ora menzionato ed esponendo una vostra idea di lettura agli altri, che a loro volta replicheranno e si lasceranno da altri ancora commentare e criticare... ci state? Chi si fa avanti per primo? Poche regole: interventi di max. 20 righe, non più di 2 richiami ad altri interventi, e soprattutto... una forma linguistica ed ortografica da paese normale... mi raccomando, firmatevi con Nome e Cognome, non con nickname!
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Tra i libri di quest’estate,“Memorie di Adriano” è stato uno dei più impegnativi:offre molti argomenti da cui prendere spunto e a mio avviso i più significativi sono le riflessioni personali del personaggio.Mi ha colpito in modo particolare la concezione del sonno:“La divinità di questo grande donatore di ristoro consiste nell’operare i suoi benefici su chi dorme senza tener conto della sua persona, come l’acqua(...)non si dà alcuna pena di sapere chi beve alla sorgente”.Mi è rimasta impressa questa definizione che mette tutti gli uomini sullo stesso piano, e mi ha fatto venire in mente un altro brano sul sonno: “Ma quando dormiamo siamo tutti uguali, morfeonauti inermi nel colorato gorgo, e non conta cosa si sogna,(…). E se metti la sveglia per andare a fare un attentato di buon'ora, beh, fino a quando la sveglia non trilla sei innocente” (S. Benni, “Margherita Dolcevita”).
RispondiEliminaDafne Graziano
Bene! Dafne (chi altri se no...) ha quindi rotto il ghiaccio... o meglio, ha rotto il nostro interminabile sonno estivo... e ci ha tradotto dalle parti di quel misterioso parente di sorella morte, il sonno, con le sue inspiegabili e affascinanti metamorfosi... chi si fa avanti ora? Bisogna subito riafferrare il filo del racconto, e raccontare altro, andare al fondo della notte. Altrimenti il sogno s'interrompe, il sogno del raccontare intendo, e dal silenzio buio del sonno possono riaffiorare mostri molto meno addomesticabili... coraggio allora!
RispondiEliminaSalve! A proposito del libro, che sto finendo di rileggere, vorrei intanto segnalare una frase, che dal primo momento che l'ho letta mi è rimasta molto impressa. Non è una gran riflessione filosofica, e spero di poterne aggiungere altre poi, ma dato che è tra le prime pagine mi piacerebbe iniziare con questa.
RispondiEliminaSi trova all'inizio del secondo capitolo, quando Adriano Racconta della sua adolescenza e dei suoi studi: in queste pagine ho trovato alcune sensazioni che anch'io in questi anni sto vivendo, certo in un contesto ed in ambiti completamente diversi: "Non tutto era cattivo in me, ma tutto potva esserlo: il buono o il meglio respingevano il peggio.Non posso ripensare senza rossore alla mia ignoranza del mondo, che pure credevo di conoscere, alla mia impazienza, ad una sorta di frivola ambizione di avidità grossolana." Non so se ripensando da adulta a questi momenti avrò questo stesso giudizio, ma spesso riflettendo trovo questi difetti in me, e quando ho letto queste righe, mi ci sono un pò rivista. Tornando però alla mia citazione iniziale (sennò qui va a finire che mi perdo), come ho detto riguarda lo studio e per l'esattezza lo studio del greco:
"l'ho amata perchè quasi tutto quello che l'uomo ha detto di meglio è stato detto in greco". Beh, si ferma all'epoca di Adriano, quindi fino ai giorni nostri ne sono state dette di cose...ma spesso mi viene da pensare (magari mentre mi scervello su una tradizuzione impossibile o mentre studio filosofia) che davvero i greci avevano sviluppato una mentalità molto più evoluta della nostra ( con i mezzi di cui disponevano), e che loro per primi avevano ragionato di cose che si sono rivelate sempre esatte nel tempo e che ancora oggi condizionano il nostro pensiero...
Beatrice Iorio.
Questo è senz'altro uno dei pochi romanzi storici, se non l'unico, che è stato davvero in grado di colpirmi e di attirare la mia attenzione, spingendomi a leggerne ogni riga, senza tralasciare nessun particolare. Questo non solo per l'evidente capacità della scrittrice di dipingere brillantemente la Roma di quel tempo, ma anche per le tematiche da essa trattate. Adriano è infatti temporalmente lontano da noi, eppure porta su di sè le problematiche degli uomini di ogni tempo, spinti alla ricerca di un accordo tra volontà, metodo, felicità e fatalità. E' riconoscente alla propria vita, che ha saputo dargli tanto. Egli sarà " amato d'amore umano" fino all'ultimo giorno della sua esistenza. Si sente "responsabile della bellezza del mondo", esasperato nella ricerca del giusto "modus vivendi", quello perfetto e da sempre ricercato, eppure mai raggiunto.
RispondiEliminaLisa Conte.
Potenza del greco (Lisa)... che ci fa divenire adulti (Beatrice)... Chi prova ora a prendere spunto da un passo? O da un tema, che so... la condizione degli schiavi, i limiti della politica, l'incontro con l'altro e/o con l'ebraismo e il cristianesimo... chi ci aiuta a ricordare alcuni passi relativi a questi temi?
RispondiElimina" Il greco, al contrario, ha già dietro di sè tesori di esperienza, quella dell'individuo e quella dello stato ". Un passo molto interessante è quello che riguarda la libertà. " Quanto a me ho cercato la libertà, più che la potenza" eppure ,secondo me, in questo caso sono l'una la conseguenza dell'altra; e continua dicendo appunto"e quest'ultima soltanto perchè in parte secondava la libertà. Quello che mi interessa non è una filosofia dell'uomo libero [...] ma bensì una tecnica: volevo trovare la cerniera ove la nostra volontà s'articola al destino" e si ricollega così a quel rapporto decisione-predestinazione, o meglio volontà- fato. Per quanto l'uomo si sforzi di essere libero, rimane pur sempre nelle mani di forza superiori che lo utilizzano a loro piacimento. L'uomo è predestinato. " poi andai oltre: anelai ad una libertà di simultaneità [...] ma la conquista nella quale ho impegnato tutto me stesso - la più ardua - è stata quella della libertà di assentire". Quindi persino nelle sciagure più terribili, Si percepisce quell'istante in cui " accettavo di accettarla".E tramite quest'analisi, con un "misto tra riserva ed audacia [...] ho finito per accettare me stesso".
RispondiEliminaScusi professore una domanda che non c'entra niente...ma lei prima di venerdì ha lezione con noi? perchè le vorrei chiedere una cosa, prima divenerdì che parto. Grazie. Beatrice.
RispondiEliminaBuonasera!Mi sembrava il caso di intervenire anche perchè ho trovato molto carina e costruttiva la realizzazione di questo spazio.Premetto che,anche se sto ancora finendo il libro della Yourcenar,ho apprezzato alcuni passi,soprattutto della descrizione del personaggio di Adriano.Ho apprezzato soprattutto la parte in cui egli,parlando della sua giovinezza,e' rimasto affascinato dalla lingua e dalla cultura greca.Per noi che studiamo il greco credo sia uno spunto interessante,anche per cominciare a vedere questa lingua,apparentemente morta,sotto un altro aspetto.''Fino alla fine dei miei giorni saro' riconoscente a Scauro per avermi costretto a studiare il greco per tempo.(...)Ho amato quella lingua per la sua flessibilita' di corpo allenato,la ricchezza del vocabolario nel quale a ogni parola si afferma il contatto diretto e vario delle realta,l'ho amata perchè quasi tutto quel che gli uomini han detto di meglio e' stato detto in greco.(...)L'impero,l'ho governato in latino:in latino sarà inciso il mio epitaffio,sulle mura del mio mausoleo in riva al Tevere;ma in greco ho pensato,in greco ho vissuto.''questo e' stato un passo che mi ha colpito in particolare.Quando terminerò il libro porrò alla vostra attenzione qualche altra parte.Spero che la mia partecipazione sia stata gradita.
RispondiEliminaAlessandra Bisogneri
Sono interessanti i passi in cui viene mostrato il suo punto di vista sugli ebrei. Ora non ho il libro a portata di mano, ma da quello che ricordo l'imperatore li definisce come un popolo poco aperto mentalmente, fermo e intransigente sulle propire dottrine religiose; l'opposto dei Romani, aperti e più tolleranti verso i vari culti. Certo la descrizione risulta di parte, però mi ha colpito il modo in cui il personaggio, con toni anche un pò seccati in alcuni punti, parla di questo popolo così ostinato, che crede che solo la propria dottrina sia quella giusta e professi il vero.
RispondiEliminaDafne Graziano
Lisa, Adriano è per lo più uno stoico, uomo dell'amor fati... Certo che sei gradita Alessandra (Silvia Belicchi sarà contenta dei tuoi turbamenti estatici da giovane grecista...) Beatrice, ci sono le e-mail per le domande logistiche... Dafne, e delle comunità cristiane che dice l'Imperatore? E di Gesù... a domani...
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RispondiEliminaPer quanto riguarda i cristiani,in un brano fa riferimento all'apologia inviatagli di Quadrato, e se in un primo momento rimane colpito dalle virtù semplici e ingenue dei cristiani,alla fine conclude che l'esaltazione di quelle loro virtù "da fanciulli e da schiavi" rischino di devirilizzare gli animi. Mi ha colpito la sua convinzione che la dottrina "ama il prossimo tuo come te stesso" sia contraria alla natura umana e irrealizzabile dal punto di vista pratico, poichè non si addice nè alle persone comuni nè ai saggi.
RispondiEliminaDafne Graziano
Salve a tutti! Ci tenevo anche io a fare il mio intervento in quanto questo libro ha particolarmente attirato la mia attenzione ispirandomi riflessioni su alcuni temi importanti trattati e spingendomi a sottolineare quelli per me significativi. Proprio qui ho tra le mani il passo che più mi ha colpito: "Se [i contatti] si ripetono, si moltiplicano attorno a un unico essere sino ad avvolgerlo interamente; se ogni particella d'un corpo umano si impregna per noi di tanti significati conturbanti quante sono le fattezze del suo volto; se un essere solo anzichè ispirarci tutt'al più irritazione, piacere o noia, ci insegue come una musica e ci tormenta come un problema, se trascorre dagli estremi confini al centro del nostro universo, e infine ci diviene più indispensabile che noi stessi, ecco verificarsi il prodigio sorprendente, nel quale ravviso ben più uno sconfinamento dello spirito nella carne che un mero divertimento di quest'ultima".
RispondiEliminaA mio avviso questa è la chiave di comprensione del modo di amare, pensare e agire di Adriano. Una visione dell'amore profondamente spirituale che non vuole rinunciare ad essere anche amore della carne, del corpo, che io personalmente ammiro e condivido.
Questo concetto viene ribadito in seguito quando descrive il disprezzo per la 'tecnica del vero seduttore' in quanto implica, nel passaggio da un soggetto a un altro, un'indifferenza che non riesce a provare. Queste sue parole scaturiscono in me un'ammirazione profonda nei confronti di un uomo che sembra così vicino a noi, anche se credo che sia piuttosto l'amore che ha l'autrice per questo personaggio a renderlo così apprezzabile. Tuttavia voglio riportare la frase che maggiormente mi ha stimolata e che ancora oggi, rileggendola, inspira in me nuove riflessioni: "Non ho mai compreso come si possa essere sazio di un essere umano."
Veronica Mangiavacchi
Eccomi!!Rompo anche io il lungo sonno estivo per dire alcune cose.
RispondiEliminaMi ha colpito il modo in cui Adriano operò:costantemente impegnato a rendere il "suo impero" migliore,non abusò mai della sua posizione di imperatore per scopi lontani dal benessere comune,ma come sostiene egli stesso.."l'autorità che esercitavo,più che un potere,era una potenza misteriosa,che sovrasta l'uomo,ma che agisce efficacemente solo attraverso la mediazione dell'uomo.E.."ringraziava gli dèi per avergli concesso di vivere in un'epoca,in cui il compito che gli era toccato in sorte consisteva nel riorganizzare prudentemente un mondo già vivo [...]
Queste citazioni evidenziano la natura di Adriano:deciso e ambizioso,ma con la giusta meticolosità e il comune tormento di un uomo vero.
Mi ha incuriosito un altro passo, dove Adriano paragona la maggior parte degli uomini allo schiavo che gli si scagliò contro, durante una visita in Spagna.
Lo considero un osservatore, perchè capiva anche l'inefficacia delle leggi che regolavano l'impero,che spesso rendevano gli uomini troppo sottomessi.
Marta Nobili
Da Veronica e Marta due interventi sugli arti interni della costituzione umana, l'attenzione saggia al fascino del potere (Marta), l'apertura incontrollabile alle prepotenze del cuore (Veronica)...
RispondiEliminaMeglio tardi che mai! Finalmente anche io rompo il sonno estivo.."Quando visitavo le città antiche,città sacre,ma morte,senza alcun valore attuale per la razza umana, mi ripromettevo di evitare alla mia Roma quel destino pietrificato d'una Tebe,d'una Babilonia,d'una Tiro.(..)Nella più piccola città,ovunque vi siano magistrati intenti a verificare i paesi dei mercanti, a spazzare e illuminare le strade,a opporsi all'anarchia,all'incuria,alle ingiustizie,alla paura,a interpretare le leggi al lume della ragione,lì Roma vivrà.Roma non perirà che con l'ultima città degli uomini." Quando cammino per le vie di Roma cerco sempre di immaginarmi come fossero prima, ai tempi dei grandi imperatori. Forse è proprio per questo che questo passo mi ha emozionato: perchè evidentemente non sono l'unica a provare,guardando Roma, una sensazione di immortalità e di maestosità che solo questa città sa dare.
RispondiEliminaQuesto libro tocca anche molti punti importanti di natura filosofica come l'amore("Chi ama il bello finisce per trovarne ovunque...)la libertà,il coraggio.
Io vorrei proporre un altro passo che riguarda una riflessione di Adriano sulla guerra,in riferimento ai cavalieri sarmati:"Se fosse rimasto abbandonato sul campo di battaglia,il mio corpo spoglio delle vesti non sarebbe stato tanto diverso dal loro."Questo passo mi ha richiamato alla mente la canzone "La guerra di Piero" di Fabrizio de Andrè dove egli scrive: "e mentre marciavi con l'anima in spalle vedesti un uomo in fondo alla valle che aveva il tuo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore, sparagli Piero..". Anche qui si ritrova secondo me lo stesso tema: le divise e le nazionalità sono diverse, ma i sentimenti,le paure e i corpi morti sul campo sono gli stessi per tutti gli eserciti che hanno combattuto e che combattono tuttora gli uni contro gli altri.( Scusi la lunghezza...)
Giulia Mammone
Certo, ad osservare lo stato attuale di Roma, l'organizzazione urbanistica, la pulizia, certi squilibri e via dicendo... chi sa cosa direbbe un politico del gusto e dell'elevazione di Adriano... il passo sui corpi abbandonati dalla vita richiama quello del sonno da cui siamo partiti (ed in cui continuiamo forse a transitare)...
RispondiEliminaRiporto queste riflessioni di Melissa sul potere dell'amore... di nuovo gli umani sembrano soggiogati da un comune destino (Elogio di Elena...?).
RispondiEliminaIntervengo anch'io!Volevo intanto cominciare dicendo che ho apprezzato molto anche il passo citato da Veronica. Sono infatti rimasta colpita dall'estrema umanità mostrata dall'imperatore,o meglio, da come la Yourcenar riesca a rendere un personaggio storico come Adriano così attuale e vicino a noi.La parte del libro che però mi ha maggiormente affascinata, a tal punto da sottolinearne frasi qua e là, è stato l'intero capitolo chiamato "seculum aureum". Il suddetto si apre con l'arrivo di Adriano nella Bitinia, dove avrà modo di incontrare il suo unico vero amore,Antinoo.Questi anni vengono infatti considerati dall'imperatore una seconda Età dell'Oro.Mi ha molto colpita, e quasi costretta ad annuire mentre leggevo, il passo nel quale, pensando all'amato, afferma:" Quell'avventura iniziata in modo banale arricchiva la mia vita, ma la rendeva,d'altro canto,più semplice:l'avvenire contava poco(insolito per un imperatore, non è così?); cessavo d'interrogare gli oracoli;le stelle non furono più, d'allora in poi, che disegni mirabili sulla volta del cielo.Non avevo osservato mai con altrettanto rapimento il pallore dell'alba sull'orizzonte delle isole, la frescura delle grotte consacrate alle Ninfe, abitate da uccelli migratori, il lento volo delle quaglie al crepuscolo." E' incredibile infatti come una persona,invasa dall'amore, possa guardare con occhi diversi, quasi nuovi, ciò che la circonda; è qui la grande forza dell'amore.Ma ancora, quando,dopo la morte di Antinoo, Adriano si abbandona al dolore per la perdita dell'amato:"Antinoo era morto...Mi tornavano alla mente luoghi comuni uditi tante volte: si muore a tutte le età; muoiono giovani quelli che sono stati amati dagli dei.Anch'io avevo preso parte a questo infame abuso di parole: avevo detto "morire di sonno", "lutto", "perdita". E Antinoo era morto..." E ancora:" Mi mancava tutto:il compagno delle feste notturne, il giovinetto che si abbassava sui talloni per aiutare Euforione a disporre le pieghe della mia toga.(...) Una sera,Cabria mi chiamò per indicarmi una stella, nella costellazione dell'Aquila, che era stata appena visibile fino allora e che improvvisamente palpitava come una gemma,batteva come un cuore.Ne feci la sua stella,il suo segno. Ogni notte, mi esaurivo a seguirne il corso;ho scorto strane figure in quella parte del cielo.Mi ritennero folle.Ma non m'importava."Quanto può essere fragile persino un imperatore! E poi per concludere una sua riflessione:" La morte è penosa, ma anche la vita può esserlo." Riflessione che porta Adriano ad arrendersi al suo destino, quasi ad aspettare la morte come se non valesse la pena vivere senza avere al fianco il suo prediletto. Riflessione che porta Adriano addirittura a sentirsi in colpa poichè lui restava " colui che profitta, colui che gode, colui che prova tutto.", mentre Antinoo gli "consegnava la sua morte". A mio avviso questi passi,anche se caratterizzati da due estremi di uno stesso sentimento, ne illustrano in maniera eccellente la forza. Mostrano che chiunque(imperatore,come in questo caso o shiavo) viene soggiogato da una forza superiore e incontrollabile che mette tutti su uno stesso piano. Questo è uno dei tratti che rende un personaggio così austero, umano e fragile.
Melissa Marchetti
Sicuramente il libro offre fin dalle prime pagine numerosi spunti di riflessione:l'imperatore romano giunto ormai al termine della sua vita informa Marco Aurelio sulla sua situazione per poi iniziare a trattare argomenti più ampi rievocando ricordi lontani. Devo dire che anche io sono stata colpita dal discorso sul sonno ed in particolare dalla seguente frase che mi ha dato da pensare "..testimonianze turpi dei nostri incontri con il nulla,prove che ogni notte non siamo già più...". Ho trovato infatti molto interessante leggere le riflessioni dell'uomo Adriano che a volte,a mio parere,sembra distinguersi dalla figura dell'imperatore,che vediamo in azione grazie ai dettagliati racconti storici precisi e ricchi di particolari che ci fornisce l'autrice in un modo che le riesce molto bene,tanto è vero che sembra che a scrivere sia lo stesso Adriano. Tuttavia devo risconoscere che la parte della lettera che mi ha emozionato di più è stata l'ultima("Patientia") soprattutto per il finale dove la Yourcenar usa le parole dello stesso:"Piccola anima smarrita e soave,compagna e ospite del corpo,ora t'appresti a scendere in luoghi incolori,ardui e spogli,ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più.. Cerchiamo di entrare nella morte ad occhi aperti..." Qui vediamo appunto l'accettazione della morte da parte sia dell'uomo che dell'imperatore.
RispondiEliminaScusate mi sono dimenticata di firmarmi(anche se dal nick si capisce)... Sabrina Matteis...
RispondiEliminaCercando l'imperatore nell'umiltà dell'uomo Adriano, nei suoi ultimi sorrisi...
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