Cari Alunni delle tre classi,
Il tempo è una rete che tiene sospesi tra il buio dell'incoscienza e l'incerta luce del nostro essere. Dove attaccano i fili di questa rete? Difficile dare una raffigurazione coerente a tale intuizione. Occorre affidarsi alla fantasia speculativa. Non c'è tempo da perdere allora, proponete voi (a partire da Agostino, o da Kant se volete) una raffigurazione, concettuale o poetica, che aiuti ad attraversare il suo mistero, ad indicare una modalità più profonda di rapportare noi stessi al nostro divenire nel tempo.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Rivedendo Agostino mi sono soffermata a riflettere su ciò che ci accompagna inevitabilmente dalla nostra nascita fino alla fine della nostra esistenza, ciò che noi comunemente usiamo chiamare “tempo”. Da sempre molti filosofi, scienziati, artisti hanno cercato una risposta a quello che risulta essere una delle più grandi questioni irrisolte: che cos’è il tempo?
RispondiEliminaAgostino risponde: “Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi mi interroga, non lo so.
Tante volte nella mia vita mi sono posta alcuni quesiti che spesso la fretta di vivere non mi permette di analizzare. Tutti abbiamo una nozione intuitiva di cosa sia il passato, il presente e il futuro. Ma vi siete mai domandati se il passato esiste ancora? E dov’è finito? E il futuro? C’è già qualcosa che ci aspetta?
Secondo Agostino il tempo esiste solo ed esclusivamente nella nostra interiorità (è una ‘distensio animi’) sottolineandone la soggettività. Il tempo diviene così una nostra forma di percepire le cose che ci circondano. Eppure io ritengo che il tempo esista a prescindere dall’anima ( al contrario di quanto dice Agostino). Egli ovviamente ha una visione cristiana e considera il tempo una creazione di Dio. Scostandomi da questa visione io definisco il tempo il ‘motore’ del mondo e la condizione necessaria affinchè tutte le cose esistano e divengano.
Veronica Mangiavacchi
Partirei dalle considerazioni di Agostino secondo cui il presente (essere) esiste solo in vista del suo passaggio a passato (non essere), altrimenti sarebbe eternità, e che il tempo esiste solo perché esiste l'anima dell'uomo.
RispondiEliminaCome Agostino io credo che parlare del tempo come di qualcosa che "esiste" di per sé sia sbagliato - non sono d'accordo con Veronica quando dice che il tempo esiste a prescindere dall'anima umana, in quanto il tempo è stato creato dall'uomo - non condivido la visione del tempo come "motore", come "condizione": non è che "tutte le cose" esistono e divengono perché c'è il tempo, ma è il tempo che esiste come dimensione perché le cose esistono e divengono.
Mi sembra come se l'uomo abbia creato un raccoglitore - il tempo - con dei divisori di plastica chiamati "prima", "ora" e "poi" per ordinare il divenire delle cose del mondo da realtà a ricordo (presente ---> passato) e da immaginazione a realtà (futuro ---> presente), poi si sia dimenticato che erano solo una sua invenzione, e ora vedendo dei fogli di plastica continuamente tra i piedi, cerchi in tutti i modi di capirne l'essenza, non ricordando che si tratto solo di un mezzo artificiale ideato dalla sua stessa ragione umana.
E' stato difficile provare a spiegarmi in poche righe, ho fatto del mio meglio!
Davide Celletti
Sono d'accordo con Davide: il tempo è un prodotto umano, non esiste se non in relazione all' uomo che ne avverte il bisogno e se ne serve per mettere ordine nella sua storia. E' strano pensare che l' uomo abbia dato inizio a qualcosa che poi non è più riuscito a controllare e che addirittura sfugge alla sua comprensione ma al contrario di ciò che sostiene Veronica, ("io definisco il tempo il ‘motore’ del mondo e la condizione necessaria affinchè tutte le cose esistano e divengano."), credo che il fatto che ci sia qualcosa che esiste e diviene, e l'uomo può essere visto come il più grande esempio di questo, condizioni l'esistenza del tempo.
RispondiEliminaE' impensabile, ma se riuscissimo a eliminare questa costante necessità di organizzare in presente, passato e futuro ogni vita, ogni divenire, questa nostra creazione del tempo che ci accompagna e forse addirittura ci domina, diverrebbe un "sempre" o un "mai". Ma così forse ci toglieremmo anche la nostra possibilità di esistere.
Martina Lancioni
E'molto difficile dare una definizione univoca del tempo,soprattutto perchè è un'entità,un fluire continuo,ed essendo tale non possiamo definirlo come se fosse una cosa tangibile e davvero concreta.Ad essere sincera ho sempre dato per scontato la sua esistenza e di conseguenza l'importanza che rappresenta per l'uomo che se ne serve.E' paradossale come gli eventi,le azioni,i pensieri,senza una collocazione temporale perdano quasi la loro importanza.Questo e' ancora piu' evidente nel nostro modo di esprimerci,quando ci rendiamo conto che e' quasi inevitabile usare ''ora'',''ieri'',''prima'',''dopo'',anchese non sappiamo bene neanche noi quale sia il campo di azione effettivo di queste qualita' temporali.Come abbiamo discusso in classe e' impossibile definire quando finisce il passato,quando diventa presente,e quando diventa futuro.Potrei banalmente definire il tempo come ad una cornice del nostro essere,una cornice entro la quale ogni cosa nasce,cresce e muore.Io credo che le ogni cosa esisterebbe e diverrebbe a prescindere dal tempo,solo che senza tempo sarebbe praticamente impossibile collocarle in un contesto.Il tempo e' anche un limite in quanto non ne possiamo fare a meno.Abbiamo necessario bisogno fissare ogni cosa in un preciso momento.Forse non sono giunta ad una vera e propria conclusione del mio pensiero,forse perche non c'e.Forse il mio,come ogni pensiero e' continuo;e' passato,e' presente,e' futuro.
RispondiEliminaAlessandra Bisogneri
Ritornando indietro nel "tempo",o meglio scavando in un "presente di passato",rifletto sulla teoria del divenire di Eraclito,secondo la quale il Mondo viene concepito come un flusso perenne.Da qui il frammento di Cratilo:"Negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo,siamo e non siamo.Nello stesso fiume non è possibile scendere due volte".
RispondiEliminaQuesta espressione ci fa capire che il fiume,che indichiamo,a cui abbiamo dato un nome,nel quale ci possiamo immergere,è lo stesso fiume di anni prima e rimarrà tale negli anni successivi,ma è soprattutto in continuo mutamento,perchè l'acqua che scorre,come sottolinea lo stesso verbo"scorrere",cambia e "diviene".Lo stesso vale per l'io:l'espressione "siamo non siamo" ci paragona a quel corso d'acqua,che illusoriamente ci sembra lo stesso,ma si modifica nel momento successivo.
Il tempo è "un fiume" che scorre,diviene e si riferisce solo agli uomini,perchè la loro inquietudine viene esercitata in questa entità,alla quale non riusciamo ad affibiare un punto di inizio.
Secondo Agostino,Dio non ha creato nel tempo,poichè ha creato anche quest'ultimo,e non ha tracciato un margine di un passato,presente e futuro. L'uomo,al contrario,si serve del tempo(come giustamente dice Martina)per "ordinare la sua storia",infatti non sa spiegare la durata e l'efficacia dello strumento di cui si serve,ma la sa solo intuire.
Non essendo una realtà permanente,in quanto si compone di momenti che non sono più e di altri che non sono ancora,è necessario riferirci solo al tempo presente. Per me,infatti,è infinito:non è semplicemente quel passaggio inafferabile tra momenti passati e futuri,ma l'unico tempo a cui l'uomo può far riferimento,per considerare "la memoria di passato" e "l'attesa del futuro".
Il tempo quindi si concretizza nell'animo dell'uomo..il tempo è nell'uomo..il tempo è l'uomo.
Marta Nobili
Grande sfida è capire ciò che noi usiamo chiamare con il termine di “tempo”.
RispondiEliminaPer la nostra realtà nulla ci è più incomprensibile e sfuggente di esso, che inevitabilmente ci si mostra come la più grande potenza dell'universo, che inesorabilmente ci accompagna, a nostra insaputa, nel corso della nostra vita.
Molti filosofi hanno tantato di dare una qualche responso riguardo quello che è e probabilmente rimarrà uno dei grandi interrogativi irrisolti dell'uomo, se non il più grande.
Agostino nelle Confessioni diceva: “Se nessuno me lo chiede, so cos'è il tempo, ma se mi si chiede di spiegarlo, non so cosa dire”. Egli affermò che gli mancavano le stesse parole per poter esprimersi riguardo a tale argomento.
Le domande sono numerossissime.Cos’è il tempo? Come si muove? In una sola direzione e si collega ad una vita con un presente in costante cambiamento? Ed il presente?? Cos’è? E molte altre ancora.
La fisica ha sempre cercato di evitare questa domanda, lasciando appunto questo duro compito ai filosofi. Tra i filosofi Greci,come abbiamo visto l’anno scorso, Eraclito sosteneva la necessità dell’eterno scorrere di tutto, e Parmenide sosteneva invece che il tempo ed il moto non esistessero. Dunque che cosa c'è dietro il nostro concetto di Tempo? Sempre Agostino in un celebre passo delle sue “Confessioni” cerca di chiarire cosaesso sia, affermando pero’ che sulla certezza del tempo presente pare non vi siano dubbi, su quella del tempo passato e su quella del tempo futuro vengono formulate molte altre domande.
Interessante osservare che se nulla trascorresse non vi sarebbe un tempo passato e neanche uno futuro ! Se nulla fosse invece non vi sarebbe il tempo presente;e questo,se sempre fosse presente, non sarebbe più una porzione del tempo, ma sarebbe, anzi, eternità!
Quanto a Kant, quest’estate mi sono dovuta documentare per vari motivi circa il suo pensiero, quindi posso provare a dire , anche se sbagliando , ciò che ho capito. Nella Critica della ragion pura Kant definisce il tempo in tal modo: “Il tempo non è affatto un concetto empirico, che sia stato tratto da qualche esperienza. In effetti, la simultaneità o la successione non si presenterebbero neppure alla percezione, se come fondamento non si trovasse a priori la rappresentazione del tempo. Soltanto sotto questo presupposto, ci si può rappresentare, che un qualcosa sussista in un solo e medesimo tempo (simultaneamente) oppure in temi diversi (successivamente). Il tempo è una rappresentazione necessaria che sta a fondamento di tutte le intuizioni. [...] Il tempo è dunque dato a priori. Soltanto in esso è possibile una qualsiasi realtà delle apparenze. [...] Il tempo non è affatto un concetto discorsivo, o, come si dice, generale, bensì una forma pura dell'intuizione sensibile. [...] Il tempo non è qualcosa, che sussista per se stesso, o inerisca alle cose come determinazione oggettiva, e quindi rimanga, quando si estrae da tutte le condizioni soggettive dell'intuizione di tali cose. [...] Il tempo è null'altro se non la forma del senso interno dell'intuizione di noi stessi e del nostro stato interno.” .Per Kant quindi il tempo è una condizione necessaria e a priori delle rappresentazioni interiori, necessaria in quanto premessa delle preparazioni interiori, a priori perché l'organizzazione delle rappresentazioni non può provenire dalle rappresentazioni stesse, e dunque da un’esperienza di tipo sensibile, bensì da qualcosa è indipendente. Ma sicuramente ciò che più ci interessa è il fatto che Kant definisca il tempo come un senso interiore mediante il quale riusciamo ad organizzare il nostro stato interno.
Lisa Conte
Casualmente ho appena finito di leggere un libro dal quale ho preso spunto per un intervento sull’argomento “tempo”, il perché lo si può dedurre dal titolo: “Saltatempo” di S. Benni. Il protagonista è un ragazzo che, dopo l’incontro con una divinità, riceve in dono un orologio interno, che misura il tempo della sua vita, un tempo suo unico che non potrà mai essere uguale a quello degli altri, e contemporaneamente si prepara a vivere nel tempo della storia, che è misurato da un orologio esterno, ed è lo stesso per il resto del mondo. Ho trovato il libro molto interessante, mi ha fatto riflettere: gli eventi della storia seguono un flusso preciso, fuori dal nostro controllo (orologio esterno), ma è diverso il modo in cui ognuno di noi lo vive (e qui si ritorna alla dimensione soggettiva del tempo già vista in Agostino). È interessante vedere il tempo in questa sua possibile duplicità: il tempo di Dio e il tempo di noi uomini, uno eterno che continuerà a scorrere e che c’è da sempre, e l’altro che noi dobbiamo costantemente suddividere per averne se non una concezione completa e definita, almeno un’intuizione. Si potrebbe dire che in realtà il tempo è uno solo, e quello che noi percepiamo è in realtà solo una modalità di misurazione soggettiva. Secondo me invece si può vedere il tempo come duplice: noi viviamo contemporaneamente nel tempo che non siamo capaci di misurare, perché è fuori dalla nostra portata, ma nel misurarlo con i nostri mezzi limitati (suddivisone del “prima” e del “poi”, come hanno detto i compagni sopra) in qualche modo “creiamo” un tempo che è quello della nostra vita, diverso per ciascuno ma comunque contenuto nel maggiore flusso dell’eternità (tempo di Dio).
RispondiEliminaDafne Graziano
Da un po’ di tempo sono diventata un’ amante di uno dei più grandi filosofi della storia, a mio parere, Nietzsche. Egli vede il tempo come un azione ciclica e il non vivere il tempo presente, proiettando tutto al futuro, è devastante per l’uomo, in quanto egli sa che gli errori che commette nel passato e nel presente lo potranno perseguitare nel futuro. Pertanto siamo portati ad accettare il fatto che ogni istante della nostra vita va vissuto come tutti gli altri, con la stessa volontà e intensità;ogni istante ha la sua importanza;
RispondiEliminaHo riassunto perciò in poche parole forse l’aspetto più importante del tempo secondo Nietzsche ma per chi volesse può approfondire il tema leggendo “ Così parlò Zarathustra” ; Proprio in questi pensieri però riesco a ritrovarmi più di tutti : l’uomo fondamentalmente ha paura del passare del tempo e pensa sempre al futuro, ogni azione è compiuta non per essere vissuta ma pensando costantemente a cosa succederà dopo. In conclusione il tempo potremmo dire che è quasi qualcosa che ci spaventa, ci condiziona nei singoli gesti della nostra vita, proprio quest’ultima esso non ci permette di viverla veramente. L’uomo avrà sempre paura del futuro, rimarrà legato al suo passato e vivrà pertanto male il presente, non comprendendo il vero significato della vita.
Giulia Ficicchia
Partire dalle massime di Kant, o Agostino per descrivere una cosa tanto...sconfinata...
RispondiEliminaDandosi un minimo riferimento per non perdersi in così tanto…
Credo riduttivo lo stesso aggettivo “sconfinato”, più appropriato il non catalogare magari…
Logica spontanea per concepire anche solo alla lontana, una delle leggi imprescindibili, costante, onnipresente, di cui siamo parte integrante …e anche qui entro in contraddizione…ho appena dato un’attribuzione a qualcosa tanto affascinante in sé, proprio perché non catalogabile o definibile…
Eppure comprensibile a mio parere…
Inafferrabile per ciò che rappresenta,ma non per ciò che offre.
Per ciò che, volente o nolente, porta e toglie.
E’ più semplice da comprendere di quanto si immagini, spiegarlo non serve, basta percepirlo per comprenderlo, viverlo per apprezzarlo, ricordarlo per assaporarne l’unicità…
A noi che ne siamo frutto, che veniamo costantemente sconvolti, mutati , rigenerati, che nonostante il suo trascorrere ripetiamo gli stessi errori o riusciamo a ripararli tanto in fretta da non accorgercene neppure. Passa e non lo accettiamo,eppure siamo gli stessi morbosamente attaccati alla ruota del “chissà come va a finire”. Stuzzicati dall’idea del Poi, ci convinciamo che il vivere alla giornata sia la giusta via da percorrere per godere di ciò che i secondi, i minuti, il “tempo”, la vita…ci offre…e forse è così…
Magari è proprio questa la chiave per comprenderne il senso…
Osservare!
Percepirlo…
Magari no…
Magari questa è solo un’altra delle tante virgole che si mette a fine proposizione per paura di continuare una frase o per la semplice contraddizione nella quale si incorrerebbe proseguendone il significato…effimero…illusorio…
Se di Significato si parlasse, non esisterebbero questioni…
Thomas Edison parlava del tempo come dell’unico vero capitale di cui l’uomo è padrone, e che non può permettersi di perdere…Hector Berlioz lo vedeva più come un grande maestro, che uccide tutti i suo allievi migliori…Antonio Gramsci come lo pseudonimo della vita stessa…
Garcia Marquez come la modalità usata da Dio per non far accadere le cose tutte insieme
Hanno speculato su di esso per secoli filosofi, comici, politici, mio nipote di appena 5 anni...a mio avviso il significato non va cercato…siamo noi stessi il significato!
Noi che ne stiamo parlando ORA a caratterizzarlo…
Il nostro agire, il nostro guardare,il nostro soffiare il naso,mordicchiarci il labbro inferiore, accendere la luce ,piegare una maglia, fanno del tempo il mistero che intendiamo…viverlo e accettarlo è ciò che fa di esso il dato imprescindibile che caratterizzerà la realtà fin quando essa potrà considerarsi tale.
Siamo noi che costituiamo il tempo,non lui che governa al di fuori di noi, questo sempre secondo la mia visione.
Marianna Bonaventura
Marianna mi ha dato uno spunto letterario e io non posso fare a meno ci citare Goethe:
RispondiElimina" Il presente ha un che di assurdo, si pensa che esiste e basta, mentre non vien fatto di pensare che se ne può ricavare qualcosa."
La citazione si ricollega al pensiero già esposto prima,del non vivere pienamente l'attimo, il presente.
Kant ci parla tempo come forma a priori della sensibilità umana (assieme allo spazio).Il tempo è una forma della nostra sensibilità; infatti pur non derivando dall'esperienza è la base di essa. Il tempo, dunque, rappresenta il mondo interiore.
RispondiEliminaIo credo che il tempo è qualcosa di esteriore, qualcosa che trascorre assieme alle nostre giornate e alla gioventù che appassisce. Infatti, possiamo osservare lo scorrere del tempo con un orologio, dunque attraverso un punto di riferimento. Agostino dice nelle "Confessioni": "Che cos'è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più." A volte succede la stessa cosa a me. Come spiegare il tempo?Lo percepisco,dunque, è qualcosa che esiste.
Sembra assurdo che ciò che stiamo vivendo in un determinato momento sarà subito passato e il futuro sarà il presente. Il tempo sembra quasi una forza che ci sovrasta dalla nascita fino alla morte, momento in cui forse cesserà o forse ci sarà un tempo eterno. Dio e il tempo mi sembrano due realtà distinte, eppure secondo la religione cristiana è proprio Dio che sa e ci concede "quanto campare".
Eppure ogni individuo percepisce il tempo in modo diverso e in base alle situazioni e alle emozioni. Da quei vaghi e scarsi ricordi del primo liceo (citato in classe "per fortuna" dal prof S.M) possiamo dire che Eraclito sosteneva l'eterno scorrere del tutto (panta rei) invece secondo Parmenide il tempo non esisteva. Due concezioni diverse, eppure Parmenide successivamente sarà preso in considerazione da pochi pensatori. Ora la mancanza di basi filosofiche, la mia ignoranza su questo argomento, non mi permettono una migliore trattazione (direi molto confusa) anzi continuo a interrogarmi, ma forse è proprio questo il bello della filosofia.
Ps Quando ci saranno nuove discussioni?