lunedì 28 dicembre 2009
Luoghi della Memoria: Istria, Dalmazia e Venezia-Giulia
Cari Alunni della II Ek, il viaggio in Istria che coinvolgerà alcuni di voi sarà l'occasione per affrontare uno dei temi più spinosi dell'Europa del nostro tempo: la possibilità o meno di elaborare una memoria condivisa rispetto a periodi e vicende in cui, colpendo ciecamente prima gli uni e poi gli altri, l'odio ha prevalso sulla volontà di coesistenza e di rispetto. E' facile, ammettiamolo, fare della retorica a buon mercato su tali questioni, più difficile, ma anche più opportuno, maturare riflessioni che tengano presente i contesti culturali di lungo periodo, le dinamiche storiche e i rapporti di forza, e la difficoltà per i semi del dialogo di maturare su suoli spesso aridi e petrosi. Ecco, a partire da ciò che abbiamo raccontato o segnalato in Classe, provate voi, con un libero intervento, a sviluppare una riflessione sul dramma dei profughi o degli innocenti barbaramente uccisi, raccontate o segnalate ulteriori documenti o notizie che avete raccolto per arricchire questo tentativo di approfondimento e di comprensione. E che sia un viaggio, se non bello, ricco di memoria e ricordo (ricordate... ricordo, re-cordare... riportare al cuore).
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Quella degli innocenti uccisi è una tematica che senz’altro grava tutt’oggi su di noi, come del resto così è sempre stato. Lo spunto per una riflessione in merito mi è stato assai facilitato dalla lettura di “Il Sangue Degli Innocenti”, di Navarro Julia. Il libro comincia proprio parlando della storia della Spagna, naturalmente narrandone il suo periodo più buio e terribile, ossia quello della tremenda inquisizione spagnola. Quanti innocenti uccisi in nome della fede cristiana, donna accusate di essere streghe, uomini avversi politicamente che venivano uccisi solo perchè tacciati di eresia, in nome di un Dio che, in realtà, tutto vorrebbe tranne che l'odio. Si passa poi a narrare le vicende della seconda Guerra Mondiale, durante la quale tanto sangue innocente è stato versato in nome di una superiorità di razza, che ancora cerca di affermarsi, sebbene ormai siano passati più di sessant'anni. Poi, attraverso attentati, morti e periodi vari, si arriva fino ai giorni nostri, quando l'autrice affronta uno dei temi più scottanti del nostro periodo: quello degli attentati kamikaze in nome di Allah.
RispondiEliminaQuesto libro tramite una sorta di “excursus storico” ci permette di riflettere su un aspetto della storia che spesso compare, ma sul quale forse quasi mai riflettiamo: quante guerre sono state condotte in nome di un “Dio”? Ma soprattutto quante persone sono state uccise senza avere alcuna colpa? Tante, troppe. Si pensa sempre che la colpa sia di pochi, ma determinate cose non riuscirebbero a prendere piede se non si intervenisse in molti.
Importanti informazioni circa le foibe le ho trovate in questo sito :http://firewolf.megablog.it/?query=foiba , in particolare le notizie circa la denuncia alla Ue per le intimidazioni agli esuli Istriani alla Foiba di Corgnale di Divacca.
Lisa.
Come giustamente ha aperto il professore, è facile fare della retorica su quanto successo in Friuli Venezia Giulia e in Istria. Forse non ci sono parole nemmeno per poter descrivere quanto sia accaduto in quegli anni ma vorrei tentare di fare un mio piccolo intervento. In realtà mi piacerebbe anche spiegare il perchè del mio tirarmi indietro al viaggio, non per dare una giustificazione. Nel mio percorso scolastico ho sempre avuto una forte inclinazione alla storia ma non c'è stato periodo che mi abbia attratto di più se non quello della Seconda Guerra Mondiale e degli anni successivi ad essa. Ho letto libri, approfondito la mia conoscenza e mi sono soffermata soprattutto sullo sterminio ebreo e il dramma delle foibe. Ho provato a darmi ogni tipo di spiegazione a quanto è successo in quegli anni, ho provato a vedere i fatti da ogni punto di vista,a prendere in considerazione anche la religione, ma non c'è modo che fermi l'orrore che provo a pensare ai morti, agli innocenti principalmente. Eppure nonostante tutto non mi sento pronta a visitare quei posti, non credo di avere la forza sufficiente di poter camminare su quella terra e allo stesso tempo pensare che anni fa persone morivano, cadevano sotto i colpi dei fucili, persone innocenti. Dimostrerò forse poco coraggio ma è qualcosa che riuscirò ad affrontare nel tempo, non ora. Consiglio però a chi ne ha più di me di coraggio di visitare il sito delle foibe della lega nazionale ( www.lefoibe.it ),di vedere i video postati, gli approfondimenti. So che è stata dedicata una puntata della Storia Siamo Noi, noto programma storico di Rai Tre che a volte seguo, e probabilmente si trova facilmente sul sito della Rai.
RispondiEliminaPenso che si possa dire tanto e altro, citare pochi e molti su quanto è accaduto in quegli anni ma come ho detto all'inizio e ha ribadito il professore poi si cade semplicemente in quella facile retorica in cui tutti noi siamo degli esperti. Concludo pertanto con un pensiero, o meglio, una richiesta : quella di non smettere mai di ricordare, ricordare chi è morto per noi, ricordare chi ha lottato prima di noi, chi ha patito, chi ha subito, chi è morto ingiustamente. Anche solo ricordando diamo loro indietro un pò di quella giustizia che non hanno mai ricevuto, ricordiamo al mondo che loro ci sono stati e che sono stati uccisi, sono stati martiri della storia.
Giulia Ficicchia
Oggi è stata una giornata particolare : il destino ha voluto che in un pomeriggio uggioso in fila a Piazza Venezia mi accorgessi che al Vittoriano c'è una mostra che dura fino a Marzo su Auschwitz - Birkenau. Lo scopo della giornata, devo essere sincera, era vedere Il Potere e La Grazia a Palazzo Venezia, ma è stata comunque un'esperienza che porterò nel cuore. Naturalmente vedere una mostra è assai diverso dal sentire il racconto di chi quei posti li ha visti e vissuti davvero. E' stato un modo diverso per scoprire piccoli particolari di una tragedia di immani proporzioni. Ho scoperto, infatti, che Auschwitz - Birkenau avevano delle differenze tra loro : il secondo campo, poco distante dal primo, era molto più sperimentale, se così lo si può definire, avendo al proprio interno molte più strutture per l'eliminazione degli ebrei. Sono venuta anche a conoscenza di come la politica di Hitler abbia mosso i passi verso lo sviluppo di un vero e proprio sterminio : poco prima dell'inizio della guerra, appena salito alla cancelleria, Hitler aveva creato questi campi solo per i prigionieri politici, i quali venivano torturati e per loro fortuna rilasciati in seguito. Poco tempo dopo, allo stesso modo, sono nate le prime leggi razziali e il cammino verso l'olocausto non ha trovato più ostacoli. Consiglio molto quella mostra, per scoprire e toccare con mano altri dettagli di questa tragedia, poter vedere com'era il famoso "pigiama a righe", foto e lettere di chi da quei posti non è mai tornato, video che riportano costruzioni in 3D dei forni crematori e molto altro. E' stato particolare vedere la mostra dopo l'incontro con Sami Modiano : guardavo la gente attorno a me incantarsi davanti a foto o oggetti provenienti dai campi, altri fissare gli schermi davanti ai loro occhi, altri ancora, più anziani, leggere i racconti riportati sui muri con occhi tristi, come se ricordassero qualcosa scorrendo tra le righe. Ancora più particolare è stato quando i miei occhi sono caduti su un documento che riportava il giorno di arrivo di alcuni gruppi a Birkenau e il termine della loro quarantena : nel secondo foglio c'erano scritte le seguenti parole - Rhodos , 17. 08 - 7.09.
RispondiEliminaNon penso ci sia altro da dire o commentare, ha lasciato in me un senso di tristezza e malinconia, di perplessità sapendo che non tutti hanno ricevuto, a mio avviso, la giusta punizione per l'uccisione di quelle innocenti persone. La domanda che più volte mi sono fatta uscita dal Vittoriano è stata - Perchè ? - , penso allo stesso tempo di non essere l'unica a farsela. Una cosa l'ho imparata sia dopo questa mostra che l'incontro con il signor Modiano : ricordare è fondamentale in questo caso, ricordare che cosa è successo in quegli anni, ricordare il numero di morti, ricordare quei posti. Pensare che la memoria di 6 milioni di persone possa scomparire è forse l'ingiustizia più grande.
Giulia Ficicchia